Della subordinazione dei ciclofattorini

Autori

  • Marco Barbieri Università degli Studi di Foggia

DOI:

https://doi.org/10.6092/issn.2421-2695/10235

Parole chiave:

Digital platforms, work, legal qualification, art. 2094 c.c., legal policy

Abstract

Nel richiamare la necessità di un’attenta analisi delle diverse forme nelle quali il lavoro a mezzo di piattaforme digitali si può presentare nel mondo attuale, in questo lavoro l’Autore dimostra che, sebbene in dottrina si sia parlato di “ossessione qualificatoria”, il problema qualificatorio emerga dovunque, sempre e in tutto il mondo, onde è imprescindibile riprendere proprio il tema della subordinazione come definita nell’art. 2094 c.c. (dalla quale riemerge necessariamente il significato dell’eterorganizzazione).

In effetti la qualificazione della piattaforma come puro intermediario è certamente possibile, ma non è necessaria, perché vi è certamente la possibilità che la piattaforma digitale sia lo strumento di una prestazione di lavoro connotata dalla destinazione ad altri del risultato produttivo, e dalla estraneità dell’organizzazione alla sfera giuridica del prestatore.

Peraltro, siccome non si può sfuggire al problema qualificatorio, nel lavoro si evidenzia che questo lo si può affrontare in varia maniera: sul piano rimediale, su quello contrattuale, su quello giurisprudenziale o su quello normativo, e dopo averli esaminati tutti (anche sotto il profilo comparato), l’Autore focalizza la sua attenzione sulla l. n. 128/2019 (di conversione del d.l. n. 101/2019, molto differente rispetto al testo convertito in legge).

Nella legge abbiamo una norma generale, l’art. 2, co. 1, d.lgs. n. 81/2015, non limitata ai riders, e abbiamo disposizioni legislative che prevedono tutele minime, ma il carattere espansivo delle tutele che caratterizza il nuovo testo ha, per certi aspetti, aggrovigliato ulteriormente la disciplina, con la conseguenza che il passo in avanti nelle tutele c’è stato essenzialmente nella riforma dell’art. 2, d.lgs. n. 81/2015 (contenuta nella legge di conversione), e solo in secondo luogo nelle norme degli artt. 47-quater, 47-quinquies e 47-septies.

Il lavoro, infine, si conclude con alcune considerazioni di politica del diritto, e mette in luce che nonostante tutta la tecnologia delle piattaforme, il lavoro del ciclofattorino (o anche motofattorino) consiste sempre nel guadagnarsi il pane con il sudore della fronte (e, purtroppo, a rischio della propria vita): è cioè un mestiere assai antico, di cui sono cambiate solo le modalità tecniche e organizzative, onde soltanto una seria correzione dell’intervento legislativo contenuto nella l. n. 128/2015 potrebbe promuovere un modello organizzativo dell’attività mediante piattaforme digitali diverso da quello attuale, e più rispettoso dei diritti delle persone che lavorano.

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Pubblicato

2019-12-20

Come citare

Barbieri, M. (2019). Della subordinazione dei ciclofattorini. Labour & Law Issues, 5(2), I. 1–56. https://doi.org/10.6092/issn.2421-2695/10235

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